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Debito dei mercati emergenti

Orientarsi nel debito emergente: rischi, opportunità e ciò che ci attende

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Head of Emerging Market Debt
Abstract graphic to indicate Emerging Markets using the flags of some key EM countries.

Duration: 8 Mins

Date: 13 gen 2026

Quali tendenze dell’EMD definiranno il 2026? Scopri dove si trovano le opportunità più interessanti, quali rischi monitorare e perché gli investitori attivi potrebbero avere un vantaggio. Da oltre 30 anni investiamo nel debito dei mercati emergenti (Emerging Market Debt – EMD), con una profonda esperienza sia nei mercati di frontiera in rapida crescita sia nelle economie più consolidate, a livello sia corporate sia sovrano.

Quali sono oggi le opportunità, i rischi, le innovazioni e i trend nell’investimento in EMD? Scoprilo leggendo la nostra ampia intervista a Siddharth Dahiya, Global Head of EMD.

D: Perché gli investitori dovrebbero considerare il debito dei mercati emergenti nel 2026 e quali sono alcune delle opportunità più interessanti?
Il debito dei mercati emergenti entra nel 2026 in ottima forma. In tutta l’asset class osserviamo una serie di dinamiche positive. I titoli sovrani in valuta forte, ad esempio, stanno attraversando un’ondata di miglioramenti del rating, invertendo una tendenza decennale di downgrade. Questo cambiamento segnala fondamentali in miglioramento e una resilienza crescente in molte economie emergenti.

Anche l’EMD in valuta locale si distingue. Nonostante una recente depreci­azione, il dollaro USA rimane caro, il che rende i rendimenti dei mercati locali emergenti relativamente interessanti. Questo contesto offre agli investitori il potenziale per ottenere sia reddito sia apprezzamento valutario, una combinazione piuttosto rara nei mercati odierni.

Sul fronte corporate, i fondamentali sono solidi. I bilanci delle aziende dei mercati emergenti sono ai livelli migliori dai tempi della crisi finanziaria globale, supportati da una gestione prudente e da fattori tecnici favorevoli. La domanda di debito corporate EM supera attualmente l’offerta, traducendosi in rendimenti interessanti per gli investitori.

Anche i mercati di frontiera – dalla ripresa del Ghana trainata dall’oro ai progressi delle riforme in Egitto – mostrano segnali molto incoraggianti. Molti ne sono usciti rafforzati dalle turbolenze della pandemia. La disciplina fiscale è migliorata, le riserve valutarie sono più solide e i profili di debito più sostenibili.

In sintesi, l’EMD beneficia di una serie di forze positive trasversali all’asset class, rendendolo un’opportunità tempestiva e ben diversificata per gli investitori.

D: Come vi aspettate che evolva il panorama dell’EMD nei prossimi 12 mesi?
Riteniamo che quest’anno sarà caratterizzato da un progresso graduale piuttosto che da cambiamenti drastici. Quello che cattura maggiormente la nostra attenzione è il crescente interesse per il debito in valuta locale, soprattutto nei mercati di frontiera che in passato passavano inosservati. Gli investitori stanno iniziando a notarli, attratti da fondamentali in miglioramento e rendimenti interessanti.

Dopo diversi anni di significative uscite di capitale, stiamo ora osservando un ritorno a flussi netti positivi, segnale di una rinnovata fiducia nell’asset class. Pensiamo che questo slancio positivo continuerà nel prossimo futuro.

D: Quali mercati di frontiera offrono un potenziale unico e quali sono i rischi?
I mercati di frontiera presentano un insieme eterogeneo di opportunità, ciascuna con le proprie specificità. I rischi sono meno legati a shock macroeconomici globali e più a fattori idiosincratici dei singoli Paesi. Ad esempio, alcune economie di frontiera dipendono fortemente dalle esportazioni di petrolio, rendendole vulnerabili alle oscillazioni dei prezzi.

Abbiamo già visto quest’anno l’arresto dell’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti. Il Venezuela è in default dal 2017 e, sebbene le obbligazioni abbiano registrato un rally in seguito alla notizia, continuano a scambiare ben al di sotto del valore nominale. Il valore di recupero finale di questi titoli potrebbe essere superiore ai prezzi di mercato attuali, grazie al potenziale upside legato a strumenti collegati al petrolio.

Altrove, le opportunità non mancano. Il Ghana, ad esempio, ha portato a termine con successo la recente ristrutturazione del debito, mentre un boom dell’oro ha spinto il conto corrente in surplus e innalzato le riserve valutarie a oltre 11 miliardi di dollari. Anche Egitto e Nigeria sono degni di nota, con trend disinflazionistici e rendimenti locali elevati che generano ritorni reali interessanti.

In sintesi, l’universo dei mercati di frontiera offre opportunità a tutto campo: da crediti in dollari e in valuta locale già performanti, a situazioni distressed con potenziale di turnaround. La chiave è comprendere la narrativa unica e il profilo di rischio di ciascun mercato.

D: Esistono strategie tematiche nell’EMD a cui gli investitori dovrebbero prestare attenzione?
Diversi temi stanno plasmando il panorama dell’EMD. La distinzione tra esportatori e importatori di petrolio rimane rilevante, così come l’impatto dei dazi globali e la tendenza continua verso il nearshoring.

Gli sviluppi geopolitici, come una possibile risoluzione del conflitto tra Russia e Ucraina, potrebbero essere trasformativi. Un cessate il fuoco o un accordo di pace probabilmente attiverebbero un forte supporto multilaterale e investimenti, in particolare in Ucraina. Ciò potrebbe anche influenzare i prezzi dell’energia, a beneficio delle economie emergenti in cui i costi energetici hanno alimentato l’inflazione.

I dazi hanno creato vincitori e vinti. Il Messico, ad esempio, era considerato un potenziale beneficiario dell’accesso preferenziale previsto dall’accordo USMCA, ma la mancanza di investimenti concreti ha limitato tali vantaggi. L’India, pur affrontando dazi elevati, è meno colpita grazie a un’economia relativamente chiusa e a esportazioni concentrate su servizi esenti da dazi piuttosto che su beni.

D: Come bilanciate l’esposizione tra EMD sovrano e corporate nell’attuale contesto?
Riteniamo che sia il debito sovrano sia quello corporate abbiano un ruolo fondamentale in un portafoglio ben costruito. Il debito sovrano offre una maggiore dispersione dei rating, consentendo l’accesso a opportunità con rendimenti più elevati, mentre il debito corporate tende a essere di qualità superiore, con una quota maggiore di emittenti investment grade.

Le obbligazioni sovrane hanno generalmente una duration più lunga e sono quindi più sensibili ai movimenti dei tassi di interesse. Con tassi in attesa di ribasso, i sovrani potrebbero sovraperformare. Al contrario, i corporate possono offrire caratteristiche più difensive quando i tassi salgono o aumenta la volatilità.

Gli investitori possono combinare questi segmenti, adattando il mix alle condizioni di mercato e ai propri obiettivi. Questa diversificazione aiuta a gestire il rischio e a cogliere opportunità lungo l’intero spettro dell’EMD.

D: Che ruolo gioca l’esposizione valutaria nei rendimenti dell’EMD e come gestite il rischio FX?
I movimenti valutari sono una componente chiave della narrativa EMD, soprattutto nei mercati locali. Lo scorso anno, l’apprezzamento delle valute rispetto al dollaro è stato un contributo significativo alla performance. Gli investitori possono beneficiare sia dei guadagni valutari sia della compressione dei rendimenti nei mercati locali. Se il dollaro dovesse continuare a indebolirsi, l’EMD in valuta locale dovrebbe restare interessante.

La gestione del rischio FX è cruciale, in particolare per gli emittenti corporate. Prestiamo grande attenzione all’esposizione valutaria delle aziende, privilegiando quelle con coperture naturali, come ricavi e passività entrambi denominati in dollari. In assenza di coperture naturali, vogliamo vedere strategie di copertura sintetica solide per mitigare il rischio. In definitiva, tutto ruota attorno alla disciplina e alla capacità del portafoglio di resistere a improvvisi movimenti valutari.

D: In che modo i cambiamenti nella politica monetaria globale – in particolare i potenziali tagli dei tassi – potrebbero influenzare la performance dell’EMD?
I tagli dei tassi globali sono una buona notizia per l’EMD. Tassi risk-free più bassi aumentano l’attrattiva dei mercati a rendimento più elevato, come quelli emergenti, spingendo gli investitori a cercare maggiore carry. Quando i Treasury USA offrono rendimenti inferiori, l’incentivo ad allocare capitali verso l’EMD aumenta, favorendo afflussi e performance.

Condizioni finanziarie più accomodanti significano anche maggiore disponibilità di capitale per i mercati emergenti, spesso creando un circolo virtuoso di investimenti e crescita. Inoltre, i tagli dei tassi tendono a esercitare pressioni al ribasso sul dollaro USA, migliorando ulteriormente i rendimenti delle strategie EMD in valuta locale.

D: Quali catalizzatori potrebbero sbloccare valore nell’EMD nel prossimo anno?
Sono molti: riforme specifiche dei singoli Paesi, ristrutturazioni di successo e sviluppi geopolitici potrebbero fare la differenza. Anche una maggiore attenzione da parte degli investitori e l’aumento dei flussi sono fattori chiave. Nonostante i mercati emergenti rappresentino circa la metà della crescita globale, continuano a occupare una quota ridotta nella maggior parte dei portafogli. Uno spostamento strutturale verso allocazioni EM più elevate potrebbe sbloccare un valore significativo per gli investitori.

D: Per gli investitori che valutano oggi l’EMD, quali strategie di allocazione hanno più senso – gestione attiva o passiva, valuta forte o valuta locale?
La gestione attiva è la scelta più sensata. L’asset class è eterogenea e idiosincratica, e le evidenze mostrano che i gestori attivi sovraperformano costantemente le soluzioni passive. In un mercato così complesso, una selezione accurata dei titoli, l’analisi dei rischi e dei Paesi aggiungono un valore che le esposizioni passive non possono replicare.

La scelta tra valuta forte e valuta locale dipende dalla tolleranza al rischio. La valuta locale offre un potenziale maggiore ma comporta una volatilità più elevata, mentre la valuta forte può fornire caratteristiche difensive, soprattutto nei segmenti investment grade.

La buona notizia? Tutte le aree dell’EMD hanno qualcosa da offrire quest’anno, consentendo agli investitori di personalizzare le allocazioni in base ai propri obiettivi e alle aspettative di mercato.

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