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Reddito fissoCredito in euro: cosa possono dirci i rendimenti iniziali sui rendimenti futuri?
Rendimenti più elevati significano maggiore carry e minore dipendenza da un calo dei tassi. È il momento di tornare a guardare al credito in euro?
Author
James Kleppang
Investment Specialist
Contributors

Duration: 5 Mins
Date: 21 ott 2026
Gli investitori non possono controllare cosa accadrà ai tassi d’interesse, all’inflazione o agli spread creditizi.
Possono però valutare il punto di partenza. Per il credito investment grade (IG) in euro, questo punto di partenza è cambiato in modo significativo. I rendimenti sono attualmente superiori al 4%, offrendo agli investitori un livello di reddito sensibilmente più elevato rispetto a quello disponibile per gran parte dello scorso decennio.
Questo non garantisce rendimenti elevati. I mercati raramente offrono questo tipo di certezza. Tuttavia, la storia suggerisce che il rendimento disponibile al momento dell’ingresso sul mercato può fare una differenza significativa sui risultati successivi.
Un buon punto di partenza
Dopo diversi anni caratterizzati da inflazione più elevata, aumento dei tassi d’interesse e maggiore incertezza economica, i mercati obbligazionari europei si presentano oggi molto diversi rispetto al contesto di tassi estremamente bassi degli anni 2010.
I rendimenti dell’investment grade in euro sono attualmente superiori al 4%. Livelli pari o superiori al 4% si sono verificati in meno di un quarto delle osservazioni mensili nel periodo analizzato, rendendo l’attuale punto di partenza relativamente insolito rispetto agli standard recenti.
Per gli investitori, ciò significa maggiore reddito e minore dipendenza dall’aumento dei prezzi delle obbligazioni o dal restringimento degli spread creditizi.
Cosa ci mostra la storia?
La tabella seguente confronta i rendimenti successivi a uno e tre anni in funzione dei diversi livelli di rendimento iniziale.
| Starting yield range | % of historical months | Avg. 1yr return | Positive 1yr | Best yr | Worst 1yr | Avg. 3yr return p.a. | Positive 3yr | Best 3yr p.a. | Worst 3yr p.a. |
| <4.0% | 77.1% | 2.5% | 79.6% | 13.0% | -15.6% | 2.1% | 77.2% | 7.8% | -4.9% |
| 4.0–4.5% | 12.8% | 5.2% | 94.4% | 14.7% | -0.7% | 4.4% | 100.0% | 8.5% | 0.5% |
| ≥4.5% | 10.1% | 5.5% | 62.1% | 19.1% | -6.1% | 6.3% | 100.0% | 9.1% | 4.5% |
I periodi in cui i rendimenti dell’IG in euro partivano da livelli simili a quelli attuali sono stati relativamente poco frequenti, ma sono stati generalmente seguiti da rendimenti più elevati rispetto ai periodi in cui il rendimento iniziale era inferiore al 4%. La relazione è risultata particolarmente evidente su un orizzonte di tre anni, periodo nel quale ogni fase iniziata con un rendimento superiore al 4% ha prodotto un rendimento positivo. I risultati nel breve periodo sono stati meno uniformi, a dimostrazione del fatto che rendimenti iniziali più elevati non eliminano la volatilità. Tuttavia, i dati suggeriscono che possono offrire una base più solida per i rendimenti, soprattutto su orizzonti di investimento più lunghi.
Perché il rendimento iniziale è importante?
Il rendimento di un’obbligazione può derivare da diverse fonti. Il suo prezzo può aumentare se i tassi d’interesse scendono o se lo spread creditizio si restringe. Ma gli investitori ricevono anche un reddito semplicemente detenendo l’obbligazione.
Questo reddito è noto come carry, ossia il rendimento maturato nel tempo dalla detenzione di un investimento, ipotizzando che le altre condizioni di mercato rimangano sostanzialmente invariate.
Quando i rendimenti iniziali sono bassi, per ottenere un rendimento totale interessante gli investitori possono aver bisogno di un aumento dei prezzi delle obbligazioni. Ciò determina una maggiore dipendenza dall’andamento dei tassi d’interesse e degli spread creditizi.
Un rendimento iniziale più elevato modifica questo equilibrio. Il carry assume un ruolo maggiore nel rendimento potenziale e può offrire un cuscinetto contro moderati cali dei prezzi.
Cosa succede se i tassi cambiano?
L’andamento futuro dei tassi d’interesse rimane incerto. Tuttavia, anziché affidarsi a un’unica previsione, gli investitori possono valutare come potrebbe comportarsi l’IG in euro in diversi scenari.
Se i tassi d’interesse scendono, gli investitori potrebbero beneficiare sia del reddito generato dalle obbligazioni sia dell’effetto positivo che rendimenti più bassi tendono ad avere sui prezzi obbligazionari.
Se i tassi rimangono sostanzialmente invariati, sarà probabilmente il carry a fornire il principale contributo, grazie al reddito che gli investitori continuano a incassare.
Se i tassi aumentano, i prezzi delle obbligazioni potrebbero subire pressioni. Tuttavia, gli attuali rendimenti iniziali più elevati offrono un cuscinetto di reddito maggiore rispetto a quello disponibile durante l’era dei tassi estremamente bassi, contribuendo a compensare parte dell’impatto.
Anche la sensibilità ai tassi d’interesse è diminuita. Come mostra il grafico seguente, la duration media dell’asset class investment grade in euro è oggi molto più bassa rispetto al picco del periodo di quantitative easing, in parte grazie agli attuali livelli più elevati di cedole e rendimenti.
Gli investitori possono quindi accedere a rendimenti nettamente superiori alla media, con una minore sensibilità alle variazioni dei tassi d’interesse rispetto a quel periodo. Vedi sotto Grafico 1: la duration dell’investment grade in euro è diminuita rispetto al suo picco
Considerazioni finali
Il passato non può indicare con certezza agli investitori cosa accadrà in futuro. Può però offrire una prospettiva utile.
Con i rendimenti dell’IG in euro superiori al 4%, gli investitori possono beneficiare di un livello di reddito che è stato relativamente poco frequente nella storia recente. Ciò significa che i rendimenti potrebbero dipendere meno da un calo dei tassi o da un ulteriore restringimento degli spread.
Le prospettive rimangono incerte. L’attuale punto di partenza, tuttavia, offre agli investitori maggiori opportunità su cui fare leva.
Grafico 1: La duration dell’investment grade europeo è diminuita rispetto al suo picco.




