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Reddito fisso

Il boom dell’intelligenza artificiale sta arrivando sui mercati obbligazionari: gli investitori dovrebbero preoccuparsene?

Come la storia dell’intelligenza artificiale, un tempo legata esclusivamente alle azioni, sia diventata ora anche una storia obbligazionaria.

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Investment Director, Fixed Income
The AI Boom

Duration: 5 Mins

Date: 13 lug 2026

Negli ultimi due anni, l’intelligenza artificiale (IA) è stata raccontata quasi esclusivamente come una storia di borsa, caratterizzata da prezzi delle azioni alle stelle, valutazioni da capogiro e una manciata di giganti tecnologici in prima linea. Eppure, dietro i titoli dei giornali, è in atto un cambiamento più silenzioso, che riveste grande importanza per chi fa affidamento sul reddito derivante dai propri investimenti.

La realizzazione delle infrastrutture fisiche dell’IA – i data center, gli allacciamenti elettrici e le reti che ne consentono il funzionamento – comporta costi enormi, e una quota crescente di tali spese viene finanziata con denaro preso in prestito. Questo trasforma l’IA in una storia rilevante anche per gli investitori obbligazionari.

Dal contante al credito

È difficile sopravvalutarne la portata. CreditSights stima che le cinque maggiori aziende tecnologiche statunitensi che investono nell’IA («hyperscaler») – Amazon, Microsoft, Alphabet, Meta e Oracle – siano sulla buona strada per spendere quest’anno circa 600 miliardi di dollari in infrastrutture, la maggior parte delle quali legate all’IA. Fino a poco tempo fa, queste aziende finanziavano tale crescita in gran parte con fondi propri. Ora le cose sono cambiate. Secondo S&P Global Market Intelligence, l’emissione di debito legato ai data center è quasi raddoppiata, raggiungendo circa 180 miliardi di dollari nel 2025. I soli hyperscaler hanno venduto 121 miliardi di dollari di obbligazioni, più di quattro volte la media quinquennale [1]. Alphabet (proprietaria di Google) ha persino emesso un’obbligazione denominata in sterline con scadenza a 100 anni, evento piuttosto raro [2] – a ricordarci che si tratta di una realtà che riguarda anche il Regno Unito, non solo gli Stati Uniti.

Per gli obbligazionisti, ciò rappresenta sia un’opportunità che un cambiamento delle regole. Per anni il mercato ha considerato queste società con rating AA e A come «cash-plus»: bilanci solidi come una roccia che non avevano praticamente bisogno di ricorrere al credito. Ora stanno emettendo debito su una scala tale da costringere gli investitori a riflettere più attentamente sulla capacità di una società di rimborsare i propri debiti, sull’enorme volume della nuova offerta di obbligazioni e sugli eventuali profitti derivanti da tutta quella spesa.

Capex has soared - and borrowing to fund it has taken off

Grafico 1: Capex dei cinque principali hyperscaler (miliardi di dollari); proiezioni per il 2026. L’emissione obbligazionaria ha registrato una media di circa 28 miliardi di dollari all’anno prima del 2025. Fonti: documenti societari, BofA Securities e stime degli analisti.

Cosa preoccupa realmente gli investitori obbligazionari

Acquistare un’obbligazione legata a un data center non equivale ad acquistare un’azione di una società tecnologica. Possedere le azioni significa scommettere sulla possibilità che l’intelligenza artificiale trasformi gli utili. Possedere l’obbligazione significa che, nella migliore delle ipotesi, si incassano i pagamenti mensili o trimestrali regolari e si recupera il capitale investito. Si assume il rischio senza il potenziale di guadagno, quindi le domande che ci si pone sono diverse:

  • Da dove proverrà l’elettricità? I data center sono enormi consumatori di energia, e l’accesso alla rete elettrica può determinare il successo o il fallimento di un progetto.

  • Chi è l’inquilino e quanto è solida la sua solvibilità? Gran parte di questo debito è in ultima analisi garantito da contratti a lungo termine per l’utilizzo dello spazio e della capacità di calcolo. Il valore dell’obbligazione dipende dalla solidità di tali inquilini e dai loro contratti di locazione.

  • E se la tecnologia dovesse evolversi? Se i chip dei computer di oggi venissero superati nel giro di pochi anni, un edificio finanziato su un periodo di otto o dieci anni potrebbe perdere la sua utilità molto prima che il debito venga estinto.

Si tratta di rischi meno noti: il completamento del progetto nei tempi e nei limiti di budget previsti, la qualità dell’inquilino e la solidità dei contratti di locazione su cui si basa il debito. Sono questioni più simili a quelle che ci si porrebbe riguardo a un’autostrada a pedaggio o a una centrale elettrica piuttosto che a un tipico mutuatario aziendale. Questo è il punto chiave: gran parte di questo debito è di tipo infrastrutturale, in cui il denaro proviene da contratti a lungo termine e da beni materiali piuttosto che dalle operazioni quotidiane di un’azienda.

Pubblico e privato: due vie d’accesso allo stesso tema

Esistono due vie principali per accedere a questo mercato, ed i gestori di investimento attivi le utilizzano entrambe. La prima è il mercato obbligazionario pubblico, dove le obbligazioni investment-grade degli hyperscaler sono diventate una delle maggiori fonti singole di nuova offerta. La seconda è il credito privato: sempre più spesso, i data center vengono finanziati tramite veicoli di investimento dedicati che raccolgono fondi da finanziatori privati e assicuratori, garantiti dagli edifici stessi e dai contratti con i giganti tecnologici che li utilizzano.

Noi di Aberdeen investiamo sia in obbligazioni quotate in borsa che nel credito privato, e riteniamo che questa diversificazione sia fondamentale. Essere in grado di confrontare un’obbligazione di un hyperscaler quotata in borsa con una struttura di data center finanziata privatamente – e valutare quale offra un miglior rapporto rischio/rendimento – è esattamente il tipo di decisione per cui è pensata la gestione attiva. Un fondo obbligazionario passivo detiene tipicamente una quota maggiore di chi emette più debito; ciò non equivale a detenere il debito giusto.

 

Private credit is most exposed to data-centre risks

Grafico 2: Quota stimata di ciascun mercato del credito esposto al rischio legato ai data center e al software (stima dello scenario più sfavorevole). Fonte: Aberdeen Global Macro Research, analisi dello scenario del secondo trimestre 2026 (dati: UBS); a titolo illustrativo di uno scenario negativo.

Dove l’IA incontra il nostro processo

C’è una chiara simmetria in questo: la stessa tecnologia che sta ridisegnando il mercato obbligazionario sta anche cambiando il modo in cui lo analizziamo. Utilizziamo strumenti di IA per vagliare una quantità di ricerche e dati di mercato ben superiore a quella che qualsiasi team potrebbe esaminare senza ausili, al fine di individuare modelli che meritano un’analisi più approfondita e, cosa al e, per mettere in discussione il nostro stesso modo di pensare – verificando se un’idea di investimento regga alla prova dei fatti. Se utilizzata correttamente, l’IA non sostituisce il giudizio; libera invece i nostri analisti, consentendo loro di dedicare più tempo alle decisioni che aggiungono realmente valore.

In pratica, l’intelligenza artificiale si rende utile nelle attività quotidiane: individuare le obbligazioni che sembrano più convenienti o più costose di quanto dovrebbero prima dell’apertura del mercato azionario; sottoporre a stress test le proposte di un broker confrontandole con i nostri dati in pochi minuti anziché in ore; estrarre dati su rischio e posizionamento da decine di portafogli su richiesta; e redigere una prima bozza dei documenti di ricerca di routine. In effetti, si occupa in gran parte dell’analisi retrospettiva – setacciando la cronologia e i dati – in modo che i nostri analisti possano dedicare più tempo a guardare al futuro. Il giudizio rimane nostro; il lavoro di base diventa semplicemente più veloce.

Considerazioni finali…

L’intelligenza artificiale non è più solo una questione legata alle azioni. Poiché l’espansione viene sempre più finanziata con il debito, si stanno aprendo nuove opportunità – e nuovi rischi – per gli investitori obbligazionari. I vincitori non saranno semplicemente quelli con la maggiore esposizione all’intelligenza artificiale, ma coloro che sapranno distinguere un’obbligazione ben strutturata e ben garantita da una fragile. Questo è un compito che richiede un’analisi attenta e attiva – e, sempre più, un uso intelligente della tecnologia su entrambi i lati dell’operazione.

[1] https://introl.com/blog/data-center-deals-61-billion-record-december-2025

[2] https://www.cnbc.com/2026/02/23/big-techs-ai-bond-binge-shatters-unspoken-contract-with-investors.html

Passaggi successivi

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