Insights
Debito dei mercati emergentiQuando il clima influenza i mercati
Come El Niño potrebbe influenzare le economie di frontiera
Author
Leo Morawiecki
Investment Specialist, Fixed Income, Aberdeen

Duration: 6 Mins
Date: 17 ago 2026
Negli ultimi mesi, il fenomeno meteorologico El Niño è diventato un argomento ricorrente nelle discussioni con i clienti. In realtà, è stato un cambiamento gradito rispetto alla costante attenzione rivolta alla volatilità geopolitica.
In questa sede ci concentreremo maggiormente sulla parte a più alto rendimento dell’universo dei mercati emergenti (EM), dato l’impatto sproporzionato che El Niño ha sui prezzi dei generi alimentari e dell’energia. Entrambe le voci hanno un peso superiore alla media nel paniere dei consumi tra gli emittenti dei mercati emergenti più piccoli rispetto ai loro omologhi dei mercati emergenti più ampi e dei mercati sviluppati (vedi Grafico 1). Le ricerche dimostrano che più basso è il PIL pro capite, maggiore è il peso dei generi alimentari nel paniere dei consumi.
Perché questo non è lo shock inflazionistico del 2022
El Niño altera i modelli meteorologici, portando spesso condizioni più secche e calde nell’Africa meridionale e in alcune parti dell’Asia, mentre provoca piogge più intense e inondazioni in alcune zone del Sudamerica e dell’Africa orientale. Attualmente i meteorologi stimano all’88% la probabilità che El Niño si sviluppi tra novembre 2026 e gennaio 2027. L’evento imminente viene descritto come un «super El Niño», termine che, lo ammettiamo, suona preoccupante.
La buona notizia è che, a differenza dei terremoti o degli uragani, El Niño si sviluppa gradualmente, dando ai governi il tempo di prepararsi. E fintanto che il fenomeno non si protrae all’infinito (cosa che non accadrà), la maggior parte degli effetti economici dovrebbe rivelarsi temporanea.
Infatti, la storia dimostra che le tendenze all’aumento dei prezzi dell’energia e dell’inflazione, così come il rallentamento della crescita, di solito si invertono man mano che le condizioni meteorologiche tornano alla normalità e l’offerta si riprende.
Questo non significa sottovalutare l’impatto iniziale. Piuttosto, suggerisce che è improbabile che El Niño provochi lo shock inflazionistico prolungato e la stretta monetaria osservati dopo il Covid e lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina nel 2022.
È invece più probabile che la politica fiscale funga da ammortizzatore, sia attraverso la spesa per la ricostruzione sia attraverso gli aiuti forniti agli agricoltori colpiti e alle famiglie a basso reddito, in particolare in America Latina e in Africa. Un esempio calzante è l’Ecuador.
(Grafico 1): Impatto previsto di El Niño a livello globale nel 2026-27

Ecuador
L’Ecuador è uno dei paesi dell’America Latina più esposti al fenomeno El Niño, a causa della sua posizione lungo la costa del Pacifico e dell’importanza che l’agricoltura, la pesca e le infrastrutture di trasporto rivestono per la sua economia. L’El Niño del 1997 ha causato un calo del 15% dell’economia, rendendolo uno dei disastri naturali più costosi nella storia del paese.
I gamberetti, la principale voce di esportazione dell’Ecuador, sono vulnerabili all’aumento della temperatura dell’acqua, al peggioramento della qualità dell’acqua e ai rischi di malattie. Nel 2025, l’Ecuador ha esportato gamberetti per un valore di 8,4 miliardi di dollari contro i 7,8 miliardi di dollari di petrolio. Ipotizzando che il 50% degli allevamenti di gamberetti sia colpito, le perdite potrebbero raggiungere 1,6 miliardi di dollari, pari all’1% del PIL, in caso di un forte fenomeno El Niño, principalmente a causa della diminuzione dei volumi di esportazione e della riduzione dei ricavi.
Il Ministero delle Finanze dell’Ecuador stima che, in tali condizioni, il disavanzo di bilancio potrebbe aumentare dell’1-2% del PIL, mentre l’inflazione potrebbe salire dell’1,5-3% nel quarto trimestre del 2026, per poi normalizzarsi nel 2027.
Un altro punto debole è rappresentato dall’energia elettrica. L’Ecuador dipende fortemente dall’energia idroelettrica, il che rende l’approvvigionamento elettrico vulnerabile alla siccità. L’El Niño del 2023/24 ha messo in luce questa debolezza attraverso le interruzioni di corrente e un suo ripetersi colpirebbe direttamente le famiglie e le imprese. Per il presidente Noboa, ulteriori blackout potrebbero trasformarsi rapidamente in un problema politico oltre che economico.
È tuttavia importante sottolineare la posizione fondamentale dell’Ecuador e la capacità di cui dispone per resistere a uno shock esterno.
In primo luogo, la bilancia delle partite correnti è passata in surplus, il più ampio registrato in oltre due decenni (cfr. Grafico 2). Ciò è stato determinato in gran parte da un miglioramento delle ragioni di scambio e, in misura minore, dalle rimesse. L’Ecuador è uno dei pochi esportatori netti di petrolio dell’America Latina.
In secondo luogo, vi è l’aumento delle riserve valutarie. Alla fine del 2025, le riserve hanno raggiunto il livello record di 12,5 miliardi di dollari USA, equivalenti a oltre quattro mesi di copertura delle importazioni. Se l’afflusso di dollari USA dovesse esaurirsi (a causa di un calo delle esportazioni o di un rallentamento delle rimesse), questa ampia riserva consentirebbe all’Ecuador di coprire il fabbisogno di finanziamento o di onorare il servizio del debito estero.
Un aumento dei prezzi del cacao è praticamente inevitabile
Il cacao è la materia prima più esposta a El Niño e la Costa d’Avorio ne è il principale produttore mondiale. L’Ecuador ha recentemente superato il Ghana conquistando il secondo posto (vedi tabella sottostante).
Durante i precedenti fenomeni di El Niño, i prezzi del cacao hanno registrato un aumento del 19% nel 1997/98, del 23% nel 2002/03, del 24% nel 2009/2010, del 9% nel 2015/16 e del 56% nel 2023/24. Nei prossimi 18 mesi, la pressione delle malattie e la scarsa disponibilità di investimenti peseranno sulla produzione di cacao, ma il singolo fattore di rischio più rilevante per la produzione è l’Harmattan. Si tratta di un vento secco stagionale che soffia dal Sahara, portando bassa umidità e precipitazioni ridotte in tutta l’Africa occidentale.
Durante l’El Niño del 2016, le condizioni causate dall’Harmattan hanno contribuito a un calo della produzione di cacao della Costa d’Avorio da circa 1,8 milioni di tonnellate a 1,5 milioni, con una flessione del 16%. L’ e del cacao rappresenta oltre il 50% dei proventi da esportazione e circa il 15% del PIL, pertanto l’impatto macroeconomico principale si è manifestato attraverso i conti con l’estero. Nonostante i prezzi del cacao siano aumentati di oltre il 50%, i volumi delle esportazioni sono diminuiti e il disavanzo delle partite correnti si è ampliato dall’1,7% del PIL nel 2015 al 3,0% nel 2016.
Tuttavia, l’episodio del 2016 evidenzia anche perché l’impatto economico sulla Costa d’Avorio dovrebbe rimanere gestibile. A differenza dell’Ecuador, il canale di trasmissione è più ristretto e concentrato su un’unica coltura da esportazione, anziché su danni diffusi alle infrastrutture, alla pesca e alle reti di trasporto.
I prezzi più elevati del cacao compensano in parte il calo dei volumi di produzione. Negli ultimi anni, il Consiglio nazionale del caffè e del cacao (CCC) ha ridotto la quota di cacao venduta a termine, consentendo alla bilancia dei pagamenti di seguire più da vicino l’aumento dei prezzi a pronti. Pertanto, sebbene un raccolto di cacao più scarso amplierà il disavanzo delle partite correnti, l’impatto fiscale ed esterno dovrebbe essere attenuato da una maggiore partecipazione ai prezzi a pronti.
Considerazioni finali…
La lezione che si può trarre da El Niño è che le condizioni meteorologiche raramente raccontano tutta la storia.
Due paesi possono trovarsi ad affrontare lo stesso shock climatico e uscirne con esiti molto diversi. Ciò che conta in definitiva non è solo l’esposizione, ma la resilienza. Saldi con l’estero solidi, riserve consistenti e quadri politici credibili possono aiutare i paesi a superare le turbolenze temporanee e a riprendersi una volta che le condizioni si normalizzano.
Per gli investitori nei mercati di frontiera, questo è un promemoria opportuno del fatto che i fondamentali dei paesi contano ancora molto più dei titoli dei giornali.





